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Oggi la leadership è necessaria?

Una riflessione su una domanda retorica

*That*, Detective, is the right question. Program terminated. I, robot, 2004

Nel film del 2004 I, robot, indagando su un presunto suicidio di un amico, il detective Will Smith trova sulla scena del fatto un dispositivo in cui un ologramma del morto può essere interrogato, ma ha solo delle risposte limitate. Finché il detective non gli pone la domanda che attiva la risposta che cito. Questa, detective, è la domanda giusta. E il detective può risolvere il mistero.

Io mi pongo invece quest’altra domanda: oggi è necessaria la leadership?

Questa è, ovviamente, una domanda retorica. Ho già più volte espresso la mia opinione sul fatto che l’aspetto più deleterio che possa emergere (e, ahimè, sta emergendo) adesso è il ripartire pari pari, fedelmente, testualmente da dove eravamo rimasti prima del lockdown.

E dal passato mi vengono inevitabilmente in mente le lamentele, ad esempio, dei social media marketing manager che navigavano in mari pieni di “abbiamo fatto sempre così” o “con noi non funziona”.

Ma dov’è, adesso, il sempre? Cos’è oggi che funziona o non funziona? Ci vuole quello che funzionava ieri, o piuttosto quello che funzionerà oggi e domani?

Così come Daniel Pink ritiene il management un’obsoleta tecnologia del 19° secolo destinata all’estinzione, anche il concetto di leadership comincia ad avere un odore di stantio.

Basta vedere quanto spesso, più o meno consapevolmente, si stanno introducendo in azienda i percorsi per insegnare ai manager, ai project manager, etc. a fare coaching ai collaboratori, per migliorare la performance.

In un team le persone non hanno bisogno di un leader, hanno bisogno di sapere che fanno qualcosa di valore, per qualcosa di grande di cui sono parte. Non hanno bisogno di qualcuno che spinga o tiri.

Il coach non è un leader. Nel calcio, nel basket, in tutti gli sport, è uno che allena alla performance. Con i team, è uno che sta fuori dal campo e restituisce alla squadra un punto di vista diverso, un’altra angolazione.

Si tratta di quello che fa si che la squadra porti a casa il risultato, ma che non entra in campo. Che ascolta e dà un feedback.

Lo so che è stantia anche la metafora sportiva, ma in questo sistema coach/squadra non c’è un leader, perché anche il campione non è un leader.

In fondo il leader è un relitto di un sistema piramidale che probabilmente non ha più senso di esistere. Certo proviamo dirlo in una multinazionale…

Ma sono molte le situazioni in cui si sta cominciando ad avere una visione diversa, e forse questo periodo di riflessione durato oltre due mesi non è stato del tutto buttato via.

Che ne pensi?

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