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Cosa è meglio, cosa è peggio.

La congruenza sta diventando un optional?

Certo è che quando parli, o quando scrivi (in fondo verba volant, sempre), dovrebbe esserci la piena consapevolezza delle conseguenze.

In particolare se vuoi o pensi in qualche modo essere influente. Ho visto su instagram uno di questi discorsetti che dovrebbero essere, che so, motivanti che mi ha lasciato lì un bel po’ di tempo a meditare.

Per rendere più chiaro il mio pensiero riporto integralmente il testo, poi vi dico il mio pensiero.

“Perché dobbiamo condannarci a sprecare le nostre energie mentali a contare calorie, chili e centimetri quando possiamo contare esperienze significative, denaro e orgasmi?”

1- Potrebbe anche essere un bel manifesto di emancipazione femminile, se il predicozzo non venisse da un personaggio televisivo e modella. Niente di personale contro le modelle, una delle mie migliori allieva, se non la migliore, è una modella. Senza entrare nell’ambito della sessualità delle persone, è quanto meno plausibile che esperienze e denaro siano diverse per l’autrice rispetto a quelle del possibile pubblico di destinazione. Senza contare che chi sta attento a chili, calorie e cm di giro vita, se non ha problemi di salute come il sottoscritto, lo fa perché spesso ha come riferimento certi modelli (fra cui modelli e modelle, se mi passate il gioco di parole) che cerca quanto meno di rendere ispiratori, anche se spesso irraggiungibili.

2- Questa citazione è stata proposta come ispiratrice da un noto coach, il quale, penso, non ha valutato che la frase, con a fianco la foto della modella, potesse essere quantomeno ambigua. Magari sono esagerato, ma sono rimasto sconcertato quando l’ho vista.

3- E niente, per venire al dunque questa cosa mi ha suggerito un diverso modo di vedere le cose e ho ideato un percorso di coaching per proteggersi dal corona virus…

Ovviamente sto scherzando, ma mi serve la provocazione per sottolineare un aspetto di cui parlo spesso; lavorare sul pain.

Sinceramente sono stanco di tutte queste offerte da un mondo sempre più brulicante di coach, in cui il messaggio più o meno esplicito è tu non sai fare questa cosa, ma è il tuo giorno fortunato, te lo insegno io.

In questa dichiarazione ci sono due pezzi importanti.

Il primo è che fino a ieri stavo benissimo senza questa cosa che tu mi proponi oggi. Ma tu ci tieni a puntualizzare ad arte che “come si fa a farne a meno?”

Il secondo pezzo, anche se non esplicito, è l’affermazione “tu non sei in grado di”, il pain. Tu non sei mai in grado di, perché in certa formazione tu non sei mai parte del processo ma solo ricettacolo di dotte presentazioni.

Per questo mi urta vedere una bellissima modella pontificare su quello che secondo lei è meglio fare anziché perdersi su calorie, chili e centimetri di giro vita.

Naturalmente quando vai a parlare con l’imprenditore è inevitabile non finire sul pain: basta poco per ritrovarsi a parlare di quello che secondo lui “non va”.

La parte difficile è portarlo a capire che quello che non va è il “secondo lui”, soprattutto oggi, in questa fase turbolenta di mercato.

Questo è secondo me il vero lavoro del coach: non motivarlo con frasi banali o ambigue come quella da cui sono partito, ma spostare la sua attenzione dal problema a ciò che funziona.

Sì, perché è quello che funziona che ti permette di andare avanti ed è una base sicura per migliorarti (= migliorare il business).

In realtà, se sei stato attento, quello che dice la signorina sopra non è diverso da quello che sto dicendo io: in estrema sintesi il discorso è “invece di fare questo, devi fare quest’altro”. Quello che è diverso è la congruenza.

Il mio intervento come coach riguarda comunque i miei ambiti di expertise, la mia capacità di saper leggere l’azienda e il suo modello di business (che non è universale, in certi settori non mi ci metto nemmeno). La differenza è su come fare funzionare le cose in pratica, non pontificare in generale non avendo chiaramente vissuto l’esperienza di cui si parla.

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