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Un giorno si farà, forse, un corso universitario sull’ascolto.

Più della tecnica, più della certificazione: saper ripetere una conversazione ascoltata. Una sfida tra le skills del futuro.

Ci sono corsi, master, webinar e chi più ne ha e più ne metta, sulla comunicazione efficace (qualsiasi cosa voglia dire).

Ci sono biblioteche intere e corsi per ogni gusto, associazioni dedicate per imparare a parlare in pubblico.

Troviamo molto meno quando si entra nella dimensione dell’ascolto. Sembra, paradossalmente, che avere sin dalla nascita una dotazione completa (due orecchie, in verità) ci renda automaticamente competenti.

Nulla di più sbagliato.

Quando ai miei corsi chiedo di definire l’ascolto ottengo molti interessanti risultati, ma quasi mai definizioni precise come “Trattenersi volontariamente e attentamente a udire”. Questa definizione è piena di significato, in quanto ogni parola ha un suo senso: fermarsi da qualsiasi attività di proposito per poter dedicare tutta l’attenzione necessaria a ciò che viene detto. Sto parlando di un atto intenzionale pieno di attenzione.

Osservate le interazioni fra le persone e rendetevi conto di quello che succede. Ve ne renderete ancora più conto se riuscite ad ascoltare quello che viene detto.

Quante volte venite interrotti a sproposito quando parlate con qualcuno? Quante volte quando parlate di qualcosa con qualcuno, questi inizia a parlare delle proprie cose ignorandovi?

E voi riuscite ad ascoltare senza interrompere? Provate a farlo intenzionalmente e vi renderete subito conto di quale sforzo sia necessario per non interrompere.

Volete conoscere un segreto che farà aumentare subito la vostra competenza nell’ascolto? Lasciate finire di parlare il vostro interlocutore. Un vecchio piano tariffario di un gestore di telefonia mobile era chiamato “Opzione zero secondi” e io lo uso sempre come esempio di chi fornisce una qualsivoglia soluzione o parere prima che si finisca di parlare: il pensiero è molto veloce, ma è impossibile che si riesca a formulare una soluzione corretta prima che chi parla abbia finito di fornire le sue informazioni.

Incredibile, vero?

Segreto numero due: prestate attenzione alle vostre dinamiche interne. Siete sicuri di capire cosa vi stanno dicendo? State filtrando quello che ascoltate in base ai vostri valori, o state formulando ipotesi? In altre parole state giudicando il vostro interlocutore?

Giudicare non vuol dire emettere una sentenza, ma filtrare, appunto, le parole dell’altro in base ai propri valori e credenze, spesso stravolgendo il significato di quello che viene detto. Sto parlando di una sorta di pregiudizio che spesso è inconsapevole. Può essere il colore della pelle, la religione, la politica, la fede sportiva, ma anche la pettinatura, la barba etc. Tutto quello che mi impedisce di assorbire in modo acritico. E che è nella mia testa, anche se a volte posso non esserne consapevole.

Il terzo segreto? Pratica, pratica, pratica e ancora pratica.

Non si impara l’ascolto con due slide e un’ora di chiacchiere. Io faccio corsi di una giornata sull’ascolto e concludo sempre dicendo che il vero corso inizia quella sera stessa, quando ritorniamo a casa.

Per finire, quando si lavora con le persone, a qualsiasi livello, più che la tecnica definitiva, più che la certificazione, forse ha valore il saper ripetere parola per parola un’ora di conversazione: vuol dire che saremmo stati ottimi ascoltatori. Io ancora non lo so fare, ma vi garantisco che ci sto piano piano arrivando.

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